la GENOVA sotterranea

(Genoa underground, Souterraine Gênes, Subterránea de Génova, Genoa subterrânea, Генуя подземных, 地下ジェノバ, 热那亚地下, تحت الارض جنوى)

Il centro di Genova nasconde segreti anche nel sottosuolo.
Avete mai sentito parlare della grotta-rifugio sotto Villetta di Negro? O, ancora, dei cunicoli sotto l'Acquasola?
Sotto la nostra città ci sono quasi cento chilometri di cunicoli, alcuni dei quali visitabili.
Inizia qui il viaggio nel mondo alla rovescia.


INDICE
1. L'anfiteatro romano sotto Piazza delle Erbe
2. L'acquedotto storico
3. Le grotte artificiali dei giardini genovesi
3.1 La grotta Doria
3.2 La grotta Pallavicini
3.3. La grotta Grimaldi
3.4 La grotta di Villa Di Negro - Rosazza
3.5 La grotta di Palazzo Balbi Senarega
3.6 La grotta dello Zerbino
3.7 La grotta Doria Pavese   
4. Gli scheletri dell'Acquasola
5. I sotterranei del Ponte Monumentale
6. I rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale
6.1 Il rifugio in galleria di Villetta Di Negro
6.2 La galleria delle Grazie
6.3 Il rifugio antiareo e centro operativo dei Vigili del Fuoco in Via della Marina
6.4 Il rifugio antiaereo del Comando dei Vigili del Fuoco presso l'Albergo dei Poveri
6.5 Il rifugio antiaereo in Via Brigata Liguria
6.6 Il Rifugio A.A. SIAC - cittadella sotterranea di Campi


1. L'anfiteatro romano sotto Piazza delle Erbe


C'è una piazza nel centro storico di Genova che nasconde una meraviglia nelle sue viscere: un anfiteatro romano venuto alla luce grazie agli scavi di questi ultimi anni atti a risistemare, secondo me in modo molto criticabile, la parte verso Sant'Agostino di Piazza delle Erbe.
Quello che si pone davanti al visitatore sono i resti di un antico anfiteatro romano di cui purtroppo rimangono poche tracce ma di cui è leggibile ancora la forma ellittica.
Non è visitabile al pubblico ma grazie ad alcuni ragazzi che gestiscono l'associazione che cura i Giardini Luzzati ed il bar della piazza,  sono riuscito a vederlo. 


I resti dell'Anfiteatro sotto Piazza delle Erbe
(foto di Antonio Figari)


Particolare dal quale si evince ancora la forma ellittica dell''Anfiteatro
(foto di Antonio Figari)


Un'altra immagine dell'Anfiteatro sotto Piazza delle Erbe
(foto di Antonio Figari)


Come vedete dalle foto è già tutto predisposto per poter aprir questo sito al pubblico: speriamo divenga davvero un'attrazione dei vicoli e non sia aperto al pubblico solo in occasione speciali come avviene ora.


2. L'acquedotto storico

Le strutture dell'acquedotto storico ancora oggi sono in parte conservate sotto i nostri piedi nel centro cittadino. Vi rimando alla pagina dedicata a l'ACQUA pubblica per approfondire l'argomento.


3. Le grotte artificiali dei giardini genovesi

Le ville cinquecentesche, nei loro splendidi giardini, nascondevano a volte delle grotte artificiali che ricreavano quell'atmosfera mitologica degli incontri tra gli dei e le ninfe raffigurati in tanti affreschi e quadri dell'epoca.

Ecco le grotte nel centro di Genova che sono sopravvissute fino ai giorni nostri: 
- la grotta Doria;
- la grotta Grimaldi;
- la grotta di Villa Rosazza;
- la grotta di Palazzo Balbi Senarega;
- la grotta dello Zerbino;
- la grotta Pallavicini.
Di queste solo quelle di Villa Rosazza, Palazzo Balbi Senarega, Pallavicini e delle Zerbino sono ancora inserite nel  loro contesto originario, mentre purtroppo le altre due sono una nascosta tra palazzi moderni, la Grotta Doria, e l'altra all'interno del Tennis Club di Via Galata, la Grotta Grimaldi.
Oltre a queste, vi è anche una grotta che si trova nel giardino della Villa della Madri Franzoniane a Sampierdarena: si tratta della grotta Doria Pavese di cui troverete la storia al punto 3.7.
Il paragrafo 3.8 è invece dedicato ad una grotta di cui oggi nulla rimane: la grotta di Palazzo Grimaldi. 


3.1 La grotta Doria


Se mi chiedessero di inserire in un libro sette meraviglie di Genova sicuramente la Grotta Doria sarebbe una di queste.

E' incredibile che un luogo come questo sia ai più sconosciuto e non abbia la fama che merita in città e nel mondo. Già nel 1845 Federico Alizeri scriveva  che "ha fama assai minore del merito".
Edificata tra il 1548 ed il 1549 dall'architetto Galeazzo Alessi, la "fonte del Capitan Lercaro", come chiama questa grotta il Vasari nelle sue "Vite", fu eseguita su commissione di Sebastiano Lercari, uomo d'armi, comandante del presidio della porta di San Tommaso (vi rimando alla pagina de le PORTE e le MURA di GENOVA per approfondire la storia di questa porta, che sorgeva a poca distanza da qui, e quella delle altre porte cittadine), che decise di abbellire i suoi giardini con questa grotta.
La grotta diventa nel 1603 parte del giardino retrostante la Villa di Fassolo dei Doria quando Giovanni Andrea Doria acquista le proprietà di Marcello Doria Galleano, il quale a sua volta aveva ereditato la grotta, insieme al palazzo detto poi "del Gigante", dal padre che aveva ampliato i suoi possedimenti acquisendo una proprietà dai Lercari, nella quale vi era la grotta.
Quest'ultima era composta da un vestibolo, purtroppo andato distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e da una sala ottagonale, tuttora ammirabile, con pilastri a guisa di Erme, pareti che alternano ninfei con stalattiti e vasche con delfini e  scene raffiguranti le due divinità del Nilo e del Tevere, raffigurati come due vecchi barbuti. La cosa più spettacolare rimane comunque a parer mio la cupola ottagonale divisa in spicchi che raccontano storie mitologiche in gran parte derivanti dalle Metamorfosi di Ovidio. Tutto rimanda all'acqua che qui sgorgava da più parti e qui è protagonista sia nei materiali, sia nelle rappresentazioni alla pareti e negli otto spicchi della cupola.
Ecco gli otto spicchi e cosa rappresentano:


Polifemo troneggiante su una roccia
(foto di Antonio Figari)


Galatea sulla conchiglia trainata da delfini
(foto di Antonio Figari)


Europa rapita da Giove sotto forma di toro
(foto di Antonio Figari)


Nettuno e i cavalli marini
(foto di Antonio Figari)


Perseo che uccide il mostro marino che insidia Andromeda
(foto di Antonio Figari)


Peleo e Teti
(foto di Antonio Figari)


Nesso che rapisce Deianira
(foto di Antonio Figari)


Arione che cavalca un delfino (di cui purtroppo rimane ben poco)
(foto di Antonio Figari)


Nella parte alta di ogni spicchio, sopra le figure che vi ho mostrato, vi sono otto mascheroni di diverso colore con le gote gonfie in atto di soffiare: sono esse la raffigurazione dei venti (Subsolanus, Vulturnus, Auster, Africus, Favonius, Corus, Septentrio, Aquilo), indicazione anche degli orientamenti cardinali, anch'essi collegati al regno di Nettuno e al mare "ove essi mostrano meglio forse che in altro loco le forze loro" (Cartari).
Sedici medaglioni alla maniera dei cammei con profili maschile femminili, teste di satiri  e rose di conchiglie sono inseriti nei costoloni che segnano la volta.
La cupola era a sua volta sormontata da una lanterna, i cui vetri davano luce a tutto il complesso, sormontata da un'aquila, simbolo dei Doria. Oggi purtroppo la lanterna non esiste più e la cupola è chiusa al suo centro da una lastra di cemento. 

Il lunotto che dava luce alla grotta, ora sostituito da una lastra di cemento, e la raffigurazione dei venti
(foto di Antonio Figari)


Le pareti e la cupola ottagonale sono interamente ricoperte da conchiglie, coralli, tessere di maiolica, ciottoli, cristalli e frammenti di stalattiti naturali disposte in modo da creare stupende decorazioni mitologiche: un "affresco", potremmo dire, in cui i colori non sono stesi con i pennelli ma creati con materiale di diverse dimensioni e colori, un lavoro degno delle più ricche e colte casate regnanti in Europa. 
Non mancavano, qui come nelle altre grotte che vi descriverò in questo capitolo, statue antiche in marmo.
Le trasformazioni ottocentesche dell'intero quartiere, con il taglio del giardino a monte del palazzo di Fassolo a seguito della costruzione della strada ferrata e la successiva lottizzazione dello stesso terreno, strapparono questa meraviglia dal suo contesto  originario relegandola nell'oblio.
Fu la convinzione della sua esistenza a spingere, nella seconda metà del XX secolo, il Professor Lauro Magnani a condurre una ricerca "porta a porta" nei vari condomini della zona. Dopo aver trovato una foto scattata durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, il professore si mise alla ricerca di questo tesoro perduto chiedendo agli abitanti della zona se conoscessero questo posto: una signora  nel 1984 riconobbe il luogo, era la sua cantina adibita a deposito di vini. E' quindi soprattutto grazie a lui se oggi possiamo ammirare di nuovo la grotta Doria. 
L'appartamento con annessa questa splendida cantina fu messo in vendita e fu acquistato nel 1999 dai Doria che si riappropriarono così di un pezzo di storia del loro giardino.
Un viaggiatore spagnolo del '500, conosciuto con lo pseudonimo di Pedro de Urdemalas, scrive di aver visto a Genova "una fuente... la mas delicada cosa que immaginarse puede". Come dargli torto. Giudicate voi dalle foto:

Quel che resta del Vestibolo
(foto di Antonio Figari)


Altra immagine del Vestibolo
(foto di Antonio Figari)


Uno scorcio della grotta dall'esterno: già prima di entrare si intuisce la meraviglia che ci aspetta all'interno
(foto di Antonio Figari)

Il meraviglioso interno della Grotta Doria
(foto di Antonio Figari)


La cupola ottagonale della Grotta Doria
(foto di Antonio Figari)

  

Parte della cupola ottagonale decorata con storie mitologiche
(foto di Antonio Figari)



Uno degli otto Erma che decorano la Grotta Doria
(foto di Antonio Figari)


Un'altro Erma
(foto di Antonio Figari)


Particolare del busto dell'Erma della precedente foto, busto internante ricoperto da conchiglie
(foto di Antonio Figari)


Sulla parete sinistra il Nilo inpersonificato in un vecchio con barba
(foto di Antonio Figari)


Particolare del volto del Nilo
(foto di Antonio Figari)


Un piccolo coccodrillo sbuca sotto il corpo del Nilo
(foto di Antonio Figari)


Sulla parete destra il Tevere con a fianco Romolo e Remo allattati dalla Lupa
(foto di Antonio Figari)


Particolare del volto del Tevere, purtroppo deturpato da un'infiltrazione d'acqua tuttora non tamponata
(foto di Antoni
o Figari)


Romolo e Remo allattati dalla Lupa
(foto di Antonio Figari)


Il ninfeo situato difronte all'ingresso della grotta
(foto di Antonio Figari)



Particolare del pavimento marmoreo della grotta
(foto di Antonio Figari)


La grotta non è inserita nel percorso di visita di Villa del Principe ed è aperta solo in rare occasioni.
Inutile dirvi che Vi consiglio vivamente di andarla a visitare quando possibile: una delle sette meraviglie di Genova che non potete non vedere almeno una volta nella vita.
 

3.2 La grotta Pallavicini
 
Poco più tarda della grotta Doria, sopradescritta, questa  grotta, costruita intorno al 1562,  è il luogo più affascinante del giardino della villa voluta da Tobia Pallavicino sulla collina di Multedo, zona extraurbana dove poter coltivare quell'otium che si rifaceva all'età classica.
Come la grotta Doria, anche questa è stata progettata dall'Alessi che qui trova nel Bergamasco un valido collaboratore, come hanno evidenziato recenti studi.
Superato un piccolo atrio, si giunge in un ambiente a pianta ellittica (nelle grotta Doria invece, come ricorderete, la stanza centrale è a pianta ottagonale).
Come nelle grotta Doria vari materiali polimaterici quali conchiglie, coralli, tessere di maiolica, ciottoli, cristalli e frammenti di stalattiti naturali sono disposte in modo da creare stupende decorazioni.
Rispetto alla grotta Doria, dove le pareti sono interamente ricoperte da mosaici, in questa grotta vi sono nicchie con statue su piedistalli che si intervallano con gli ermi di materiali polimaterici.
Sulla volta vi sono varie rappresentazioni di satiri, nereidi, tritoni entro paesaggi e grotte, tutti elementi che richiamano il repertorio del Bergamasco.
Al centro della cupola vi è un anello astrologico con le simbologie zodiacali. 

 
(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)
  

(foto di Antonio Figari)



(foto di Antonio Figari)

  

(foto di Antonio Figari)



3.3 La grotta Grimaldi

Dentro il perimetro del circolo sportivo "Tennis Club Genova 1893", in Salita della Misericordia, a pochi passi da Via Galata,  si cela un'altra meraviglia pressoché sconosciuta della Genova sotterranea: la grotta Grimaldi, anticamente parte dei giardini della villa Grimaldi in Bisagno (poi passata ai Sauli), oggi purtroppo estraniata dal suo originario contesto ma fortunatamente risparmiata dalla distruzione. La villa, oggi solo un palazzo diviso in appartamenti al civico 7 di Via Colombo, fu progettata da Galeazzo Alessi tra il 1552 e il 1554. L'architetto progettò anche la splendida grotta che si trovava in mezzo ai giardini, gli "Orti" (da qui il nome della vicina strada, Viale Orti Sauli), una meraviglia per gli ospiti che avevano la fortuna di poterla visitare.
Simile per struttura alla grotta Doria sopra descritta, essa è di forma ottagonale. Superata una moderna porta di ferro, che divide questa meraviglia dagli spogliatoi del circolo, si entra in un piccolo atrio, preceduto da un arco in pietra di Finale con mascheroni, con le pareti ornate da due tritoni e la volta con putti che giocano in mezzo a tralci di vite. Ed eccoci finalmente nella grotta ottagonale: di fronte a noi si apre un antro con stalattiti e una vasca dove ancora scorre l'acqua proveniente dall'antico acquedotto cittadino. Ai lati, perpendicolari all'antro con le stalattiti, due grosse vasche sotto volte un tempo ricoperte anch'esse da stalattiti e con l'acqua che scorrendo creava quell'effetto di grotta naturale che dava a questo luogo un'aurea classica e mitologica. Gli altri lati dell'ottagono sono occupati da quattro nicchie sormontate da valve di conchiglie di un colore rosso acceso, sopra le quali si inseriscono altri tritoni entro cornici.
Una scena di caccia con uomini armati in abiti cinquecenteschi che inseguono coi loro cani lepri e altra selvaggina occupa tutta la cupola fino alla corona di frutti e foglie che circonda l'apertura centrale. Quest'ultima era a sua volta sormontata da una lanterna, come quella della grotta Doria, i cui vetri davano luce a tutto il complesso. Oggi purtroppo essa è chiusa (sopra la grotta si trova un campo da tennis) e la luce dall'alto resta solo un ricordo.
I tritoni, i putti, la scena di caccia e gli altri elementi della grotta Grimaldi sono fatti tutti con mosaici di piccoli ciottoli, tessere di maiolica e conchiglie di vari colori e dimensioni: un immenso affresco che ricopre tutti gli spazi di questa grotta.
Questa meraviglia, seppur rovinata, conserva ancora un fascino straordinario che la colloca sicuramente tra le cose da vedere a Genova anche se rimane chiusa al publico tranne che nelle rare occasioni in cui il circolo l'ha aperta per visite guidate.
Il progetto, finanziato interamente dal "Tennis Club Genova 1893", che prevede lo spostamento degli spogliatoi maschili così che la grotta, oggi nascosta da essi, diventi finalmente  visibile a coloro che vorranno ammirarla, il tutto dopo un attento ed accurato restauro, è per ora solo sulla carta ma la speranza è che prima o poi esso venga realizzato.
Una curiosità: nel giardino di Villa Borzino a Busalla rivive, per così dire, il ninfeo di Villa Grimaldi. La grotta di questa villa, progettata dell'architetto Giuseppe Crosa di Vergagni, è stata infatti realizzata sulla falsariga di quella della Villa Grimaldi. Visitandola, potrete per un attimo vivere le sensazioni dei visitatori ospiti di Villa Grimaldi nel cinquecento e godervi la volta con la scena di caccia.

Il tritone all'ingresso della Grotta Grimaldi lato destro 
(foto di Antonio Figari)

Particolare del tritone all'ingresso della Grotta Grimaldi lato destro 
(foto di Antonio Figari)



Il tritone all'ingresso della Grotta Grimaldi lato sinistro 
(foto di Antonio Figari)


Particolare del tritone all'ingresso della Grotta Grimaldi lato sinistro 
(foto di Antonio Figari)


Un putto in mezzo a tralci di vite nella Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari)



Un altro putto in mezzo a tralci di vite nella Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari) 

L'antro difronte all'ingresso della Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari) 

Particolare nequale si notano le stalattiti della Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari) 

La volta della Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari) 

Archi e linee curve nella Grotta Grimaldi 
(foto di Antonio Figari)



Tritone entro cornice sopra una delle valve di conchiglia 
(foto di Antonio Figari)


Particolare del soffitto della Grotta Grimaldi 
(foto di Antonio Figari)


Una colonna della Grotta Grimaldi 
(foto di Antonio Figari)


Una delle valve di conchiglia della Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari)



3.4 La grotta di Villa di Negro - Rosazza

Risalente anch'esso al XVI secolo è il ninfeo nel giardino di Villa di Negro - Rosazza, villa suburbana costruita per volere dei Di Negro e situata lungo l'odierna Via Milano: una meraviglia fatta di conchiglie, piccole pietre colorate e stalattiti naturali trasportate qui da grotte dell'entroterra di Lavagna.



Il ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)


Particolare dell'esterno del ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)


Le stalattiti del ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)



Interno del ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)


Il soffitto del ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)

Conchiglie nel ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)

Altre conchiglie nel ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)


3.5 La grotta di Palazzo Balbi Senarega

Negli anni '40 del Seicento l'architetto Pietro Antonio Corradi, allievo di Bartolomeo Bianco (colui che ha progettato questo palazzo) ampliando l'edificio verso mare progettò il giardino a pian terreno nel quale inserì una grotta con statue in stucco entro nicchie. 

Come nelle altre grotte presenti in città il mosaico è polimaterico con ciottoli, maioliche e conchiglie.
La statua centrale, sotto la quale scorreva un tempo l'acqua, raffigura Nettuno sul carro trainato da cavalli marini.
A differenza delle altre grotte questa è facilmente visitabile. Basta infatti entrare in palazzo Balbi Senarega in Via Balbi 4, attraversare il cortile e varcare la porticina sulla sinistra della cancellata che Vi ritroverete davanti: entrate nell'aranceto e in fondo troverete questa meraviglia.


Nettuno sul carro trainato da cavalli marini
(foto di Antonio Figari


Particolare del soffitto della grotta di Palazzo Balbi Senarega
(foto di Antonio Figari)


Altro particolare dello splendido soffitto della grotta di Palazzo Balbi Senarega
(foto di Antonio Figari)


Particolare della statua in gesso alla destra della grotta
(foto di Antonio Figari)


La statua in gesso di Caronte nella nicchia alla sinistra della grotta
(foto di Antonio Figari)


3.6 La grotta dello Zerbino

Villa Balbi Durazzo Gropallo detta "Lo Zerbino", splendido esempio di villa genovese cinquecentesca, conserva nei suoi giardini una particolarità: gli "Orti Zerbiniani". Si tratta di una grotta artificiale, anch'essa di materiale polimaterico, con conchiglie, concrezioni calcaree e madreperlacee e stalattiti. Situati a metà giardino, essi rappresentavano il passaggio tra questo e il palazzo: entrando nella grotta si arriva ad uno scalone che porta all'ingresso lato mare del palazzo.
Inserito ancora nel suo contesto originario, questo gioiello genovese è visitabile in occasione dei ricevimenti che vengono fatti in questa villa. Se Vi capita di essere invitati ad una festa qui non perdete l'occasione per una visita alla grotta.


(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


Una conchiglia incastonata nella grotta
(foto di Antonio Figari)



3.7 La grotta Doria Pavese

Costruita intorno al 1594 in occasione del matrimonio tra la genovese Maria Doria, figlia di Giovan Battista, ed il savonese Camillo Pavese, discendente di una ricca famiglia nobiliare, è questa forse la grotta più bel conservata tra quelle qui descritte.
Tre fornici con figure di cariatidi femminili custodiscono l'ingresso di questa grotta artificiale. Sulla volta dell'atrio troviamo quattro figure femminili, le "Horai", intente a suonare viole, chitarre e liuti e sui lati nei voltini le figure allegoriche dei quattro elementi (terra, aria, acqua e fuoco).
Superato l'atrio si giunge nella parte centrale della grotta la cui volta è decorata con storie tratte dalle Metamorfosi di Ovidio: Atteone trasformato in cervo da Diana dopo che la stessa era stata da lui sorpresa nuda nelle acque mentre faceva il bagno con le compagne, da un lato, e Salmace ed Ermafrodito mentre si bagnano nella fonte miracolosa che li trasformerà in un unico essere metà uomo e metà donna, dall'altro.
Otto ermi si appoggiano ad altrettanti pilastri che reggono la cupola: anch'essi, come i pilastri e la volta dell'atrio e della parte centrale della grotta, sono interamente ricoperti da decorazioni a mosaico polimaterico quali conchiglie, coralli, tessere di maiolica, ciottoli e cristalli.
Intorno alla parte centrale della grotta le decorazioni sopra descritte lasciano spazio ad un ambiente che ricrea nella realtà ciò che è raffigurato nella cupola ossia una grotta naturale che si eleva sopra l'acqua con concrezioni calcaree e stalattiti naturali (queste ultime provenienti dalla zona del Monte Gazzo sopra Sestri Ponente). Nelle nicchie, tra le conchiglie, erano ospitate creature mostruose e in quella centrale, di fronte all'ingresso e più profonda rispetto alle altre, vi era una statua di Nettuno. 
Con la nascita di Via Cantore, la nicchia più profonda viene ridotta in lunghezza e così oggi si presenta, purtroppo orfana della statua di Nettuno che un tempo,  insieme ad altre statue e ai giochi d'acqua, che probabilmente interagivano con automi che proprio con l'acqua prendevano per così dire vita, rendeva questo ambiente un unicum nel panorama europeo. 


3.8 La grotta di Palazzo Grimaldi della Meridiana

Anche a Palazzo Gerolamo Grimaldi detto "della Meridiana" vi era una grotta artificiale di cui oggi purtroppo nulla rimane. 
La sua memoria si è per fortuna conservata negli appunti di un viaggiatore. Nel suo taccuino di viaggio infatti, il fontaniere e architetto del duca Federico I di Wuttemberg, Heinrich Schickhardt, così descrive questa grotta nel 1599: "Nel cortile del palazzo della vedova Grimaldi, addossata a un muro di recinzione, si trova una grotta che si presenta con un bel prospetto: ha nel centro un arco a semicerchio delimitato da quattro termini pilastrati le cui bozze sono ricoperte da ogni sorta di conchiglie e con piccoli elementi di terracotta e con tessere vitree di vari colori incastonate nella malta. Il fornice centrale B rimane sempre aperto e sotto i fornici laterali E anch'essi aperti si trova una grande anfora splendente nel suo rivestimento con tutte le superfici esterne decorate con scaglie di pietre colorate e conchiglie. Sulla bocca dell'anfora c'è una piccola montagnola fatta di conchiglie preziose e concrezioni spiraliformi. Su questa montagnosa stanno cinque o sei serpenti con il capo sollevato. Nei riquadri superiori F ci sono dei draghi decorati di scaglie di pietre e conchiglie. Da tutti questi elementi scaturiscono abbondanti getti d'acqua verso l'interno e verso l'alto. Sulla sommità dell'arco centrale stanno due satiri in pietra ciascuno dei quali tiene in mano un zampogna che a sua volta spruzza acqua verso l'alto. Davanti a questo portale ci sono a terra tre condotti d'acqua allineati sul terreno che gettano acqua verso l'alto. Varcata la porta B tutta la pavimentazione H è composta con antichi e variopinti marmi, politi, con lapislazzuli, madrepore e corallo. Al centro si trova uno spandente a calice largo tre pollici, con molti fori, così da gettare acqua. La parte segnata come K ha la forma di un bacile ornato con conchiglie e stalattiti alta tre piedi e colma d'acqua. Dentro lo specchio d'acqua c'è un meccanismo nascosto (...) con il quale, sfruttando un peso, il proprietario fa muovere un vascello che sembra fluttuare e muoversi da solo.
Sulla parete A si trova una montagna selvaggia fatta di concrezioni calcaree, stalattiti e conchiglie, con serpenti e uccelli e, sopra la sommità un grande destriero bianco con due ali. Quando l'impianto idraulico viene attivato si possono udire dei flebili fischi come se gli uccelli cantassero. Ho capito che questo effetto è determinato per effetto di un contrappeso. Su questa montagna ci sono dei serpenti dai quali fuoriesce acqua. Gli altri due lati o montagne L e N sono realizzati con gli stessi materiali anche sopra di esse ci sono serpenti che sputano acqua. Le teste dei telamoni sui pilastri d'ingresso gettano anch'esse acqua e anche i draghi nei riquadri N. Nella parte più profonda Q si trova una cassa ai piedi della quale giacciono due draghi che sputano acqua e vi sono stalattiti e una montagna con una figura di uomo nerboruto raffigurato fino all'ombelico rivestito di ghiaia e conchiglie che tiene sollevata una sfera sopra la sua testa. Accanto a quest'uomo sulla montagna si vede un mulino ad acqua con la sua ruota al di sotto della quale, sopra una sorta di altopiano procede un asino con il suo carico preceduto dal suo conduttore e da altre due persone anch'esse raffigurate nell'atto di camminare.
Appoggiata alla parete R anch'essa selvaggia come una montagna (cioè con stalattiti e concrezioni calcaree) si trova una figura femminile di marmo bianco, nuda, di assai buona fattura. Lungo questa parete l'acqua non scorre. In basso sta disteso un grande drago dalla bocca spalancata che sputa un potente getto d'acqua verso la figura: l'intero drago è fattori scaglie di pietre colorate e di conchiglie. Accanto alla figura c'è una cassa dentro la quale si trova un contrappeso che, se viene tirato diffonde lievi sibili per far sembrare che siano i serpenti che si trovano lì appresso a sibilare. Sopra la cassa il busto di un satiro che ha un marchingegno nella bocca: se lo si muove verso l'alto e verso il basso l'acqua fuoriesce accompagnata dall'aria così da produrre un sibilo. Nelle quattro nicchie (S?) si trovano figure in marmo bianco dalle quali non fuoriesce acqua, mentre esce ancora acqua da mascheroni che sono collocati nel fregio superiore tutto intorno.
Nell'insieme tutta questa opera è fatta di frammenti di pietra colorata e di conchiglie. Il cortile che si apre di fronte a questa grotta è pavimentato con ciottoli bianchi e neri con motivi a racemi di foglie nonché con figure umane e animali. Nel corridoio che porta al cortile c'è un trabocchetto. Se vi si passa sopra l'acqua arriva con forza spruzzando con forza dalla parete destra e sinistra. C'è anche un tubo inserito nel pavimento e orientato verso la porta, il quale si viene attivato deliberatamente, colpisce con un vivace getto d'acqua alle spalle colui che vi passa sopra."


4. Gli scheletri dell'Acquasola

Una trentina di anni dopo quella raccontata dal Manzoni arriva a Genova la peste. 
Siamo nel 1657 e la terribile malattia miete a Genova 60.000 persone in una città che contava all'epoca 90.000 abitanti. 
Molti sostengono che fu proprio la peste a dare il colpo di grazia alla grandezza di Genova che aveva appena vissuto il suo secolo d'oro: la maggior parte dei morti si era concentrata tra il popolo e senza la forza lavoro la città si trovò in grave difficoltà.
Molti genovesi dedicarono anima e corpo alla cura dei malati: vorrei qui ricordare due nobildonne, Laura Violante Pinelli e Sofia Lomellini, facenti parte dell'Arciconfraternita della Morte, che aveva sede presso la chiesa di San Donato (di cui trovate la storia nella pagina dedicata a gli ORATORI e le CASACCE), attivo vicino alla omonima chiesa e oggi ricordato da una lapide marmorea, le quali, come raccontano gli storici dell'epoca, lasciato il lusso e gli agi dei palazzi nobiliari dove vivevano, si dedicarono agli appestati nell'ospedale degli Incurabili o dei Cronici, ed insieme al fondatore di detta istituzione, Ettore Vernazza, sono ricordate nella toponomastica cittadina in due vie che collegano via Vernazza a via XX settembre.
Entrambe morirono di peste nel 1657.
Pochi però sanno che sotto il parco dell'Acquasola durante la peste vennero ammassati migliaia di corpi.
Altri vennero qui portati quando si procedette alla bonifica di un'area che era stata destinata alla sepoltura dei cadaveri (eran state scavate in città tre fosse comuni per accogliere i poveri resti di tutti i genovesi morti in quegli anni). I poveri resti vennero gettati dalla superficie giù in pozzi sotterraei: ciò spiega come mai se si scende nei cunicoli sotto il parco si vedono colonne di scheletri ammassate verso l'alto.
Calandosi da un tombino in mezzo al parco ci si trova in gallerie sotterranee dove, in mezzo all'acqua ed al fango, riaffiorano scheletri e ossa a migliaia. 
Purtroppo attualmente queste gallerie non sono visitabili. Se e quando riuscirò ad andarci Ve lo racconterò in questa pagina.
Il filmato che troverete qui sotto Vi condurrà alla scoperta del sottosuolo dell'Acquasola.




Alcuni teschi ammassati in un frame dal filmato trasmesso su Rai 1



5. I sotterranei del Ponte Monumentale

Il Ponte Monumentale nasconde dentro di sé un'affascinate struttura che si può visitare infilandosi in un tombino in Corso Andrea Podestà.

Progettista del ponte fu l'ingegner Cesare Gamba che pensò ad una struttura incava nell'interno: scendendo da un tombino in Corso Andrea Podestà si vedono dapprima le volte in mattoni e  le lastre in ardesia che incanalano l'acqua che si infiltra  in apposite vasche di decantazione; poi le stalattiti carcaree che si sono formate in questo secolo di vita del Ponte e infine, al livello dell'attuale Via XX Settembre, resti delle mura cinquecentesche che ci fanno capire l'esatto punto dove sorgeva la Porta di Santo Stefano, da qui smontata e ricostruita in Via Banderali come descritto nella pagina de le PORTE e le MURA di GENOVA. 
Nel video che trovate qui sotto Osvaldo Bevilacqua ci fa visitare l'interno del ponte.




Una sera, accompagnato da uno spleleologo, mi sono infilato nel ventre del ponte.
Aperto un tombino (che per ragioni di sicurezza non Vi dirò dove si trova) ci si cala dentro e ci si trova in lungo corridoio dell'altezza di meno di due metri che attraversa trasversalmente il Ponte; alla fine del corridoio c'è uno stretto pozzetto dove calarsi dentro per raggiungere il piano inferiore. 

Lo stretto pozzetto dove calarsi per scendere nelle viscere del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)

Usciti dalla bocca inferiore del pozzetto, dopo aver superato un piccolo arco ed esser scivolati lungo una canaletta per l'acqua, ci si trova in un grande ambiente caratterizzato da archi in mattoni e muri in pietra all'interno dei quali si aprono grosse bocche circolari che, oltre ad alleggerire la struttura del Ponte asolvendo dunque ad una funzione strutturale, sono i passaggi attraverso i quali si può scendere ancora.  


Interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)


Interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)

Altra immagine dell'interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)

Particolare dell'interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)


Lungo le pareti non è difficile vedere i cosiddetti "capelli d'angelo", sottilissime stalactiti che pendono dal soffitto.

"Capelli d'angelo"  all'interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)


Scendendo ancora si arriva in un punto in cui si p osservare un tratto delle Mura cinquecentesche che toccavano l'antica Porta di Santo Stefano.


Tratto delle mura cinquecentesche all'interno del Ponte Monumentale
(foto di Antonio Figari)



6. I rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale


6.1 Il rifugio in galleria di Villetta Di Negro

Avete mai sentito parlare dei cunicoli sotto Villetta Di Negro? Un vero e proprio rifugio in galleria nel pieno centro di Genova.
Situata sotto Villetta Di Negro, essa venne costruita dopo il 1936: coi suoi 160 metri di tunnel e camere, questo rifugio segreto era destinato ad accogliere gli uffici della Prefettura in caso di bombardamenti e a fungere da centro allarme aereo durante la Seconda Guerra mondiale.
Gli ingressi erano tre: due siti in Villetta Di Negro e uno su Salita delle Battistine (quest'ultimo oggi è murato).
Il rifugio era dotato di dispositivi per filtrare e purificare l'aria, pronto dunque ad accogliere anche i militari in caso di attacco coi gas.
L'elettricità poteva essere prodotta in loco tramite delle cyclette collegate ad una dinamo.
I filtri ed i generatori elettrici sono ancora visibili così come le sale operative anche se parzialmente allagate.
Durante il periodo bellico fu anche usata come rifugio da cittadini durante i bombardamenti alleati.
Spero un giorno di poterla visitare e potervi documentare quello che vedrò anche se attualmente essa è chiusa al pubblico. Per il momento eccovi alcune immagini inviatemi da un lettore di questo sito che preferisce rimanere anonimo e che ringrazio profondamente.


Le porte si aprono e si entra nel bunker
(foto di AT)

Corridoi allagati nel bunker
(foto di AT)
Una sirena a manovella
(foto di AT)
Filtri per l'aria
(foto di AT)

Cyclettes collegate ad una dinamo per produrre energia elettrica nel bunker
(foto di AT)

Particolare delle cyclettes
(foto di AT)

Una stanza del bunker
(foto di AT)

I bagni del bunker
(foto di AT)

Particolare di un bagno del bunker
(foto di AT)

Cassetta per l'acqua in un bagno del bunker
(foto di AT)


6.2 La Galleria delle Grazie


La Galleria delle Grazie, forse il rifugio antiaereo più famoso di Genova durante la Seconda Guerra Mondiale, era in realtà un insieme di gallerie, appartenente alla vecchia rete ferroviaria cittadina, realizzate all’inizio del ‘900, che portavano le merci dal porto ad altre zone della città: si tratta di due gallerie ferroviarie distinte, la “traversata vecchia” e la “traversata nuova”, con vari ingressi in molti punti della città. E proprio gli ingressi sono stati, loro malgrado, protagonisti di due tragedie nel 1942 e nel 1944.

Andiamo con ordine. 

Il 22 ottobre 1942, durante la cosiddetta “offensiva aerea di autunno”, con un attacco notturno, ottantacinque bombardieri inglesi della Royal Air Force sganciano su Genova oltre 200 tonnellate di bombe.

Per la prima volta vengono utilizzati gli spezzoni incendiari ovvero piccole bombe di forma cilindrica o poligonale (la loro lunghezza era di circa 54 cm per un peso totale di circa 1740 Kg) con un fondello alla base costituito da un blocchetto di ferro avente la funzione di velocizzare lo spezzone in caduta facendogli accumulare l’energia necessaria allo sfondamento dei tetti. Al momento dell’impatto il percussore, munito di una punta acuminata, scendeva battendo contro la capsula d’innesco provocandone l’accensione (la carica incendiaria era a base di termite e magnesio).

La città viene gravemente colpita e così anche l’animo dei suoi abitanti: a casa mia si racconta che fu proprio quel bombardamento a far decidere ai miei bisnonni di lasciare Via Assarotti e trasferirsi fuori città (il palazzo dove abitavano, il civico 44, fu colpito da uno spezzone incendiario e alcuni mobili di casa andarono a fuoco).

La sera del 23 ottobre le sirene suonano di nuovo e la popolazione in preda al panico corre all’ingresso della Galleria delle Grazie presso Porta Soprana. I cancelli della galleria sono ancora chiusi (c’è chi sostiene che fu tardivo l’intervento dei volontari dell’U.N.P.A. che avevano il compito di aprire i cancelli e far defluire ordinatamente la folla); la calca fa sì che si rompano i cardini dei cancelli e la gente viene letteralmente catapultata nel rifugio. Sui 150 scalini che portano alla galleria alcune persone scivolano mentre la folla in preda al panico corre giù calpestando i malcapitati.

Moriranno ufficialmente 354 persone ma c’è chi parla di più di 500 vittime (i cadaveri saranno esposti nella galleria di Piazza Dante per essere riconosciti dai familiari).

Non fu l’unica tragedia con protagonista la Galleria delle Grazie: pochi sanno infatti che il 4 settembre 1944 durante l’ennesimo bombardamento alleato, la folla, che era in attesa di entrare in un altro degli accessi di questo complesso di gallerie, fu centrata in pieno da una bomba (in questa circostanza morirono 143 persone).

Ancora oggi la galleria conserva alcune “memorie storiche”: nella galleria “traversata vecchia”, utilizzata come rifugio antiaereo, si può ancora leggere scritte alle pareti come “VIETATO SOSTARE: INOLTRARSI” o “ZONA RISERVATA ALLE FORZE ARMATE”.

Nell’altra galleria parallela invece, detta “traversata nuova”, non utilizzata come ricovero antiaereo, sono ancora presenti placchette numerate che indicavano la distanza dall’imbocco della galleria (l’una dall’altra distano circa 17 metri).

Oggi la parte storica della Galleria delle Grazie è inglobata in un tratto della Metropolitana di Genova e la si riconosce facilmente dalla volta a botte in mattoni che è ancora quella di inizio Novecento: insomma, utilizzando la “metro” potrete fare un passo nella Genova che fu.

Due lapidi in Via di Porta Soprana, ai piedi della torre destra della Porta, ricordano la tragedia del 23 ottobre 1942.




In questa foto, tratta dal Volume "Genova nella Seconda Guerra Mondiale" di Carlo Brizzolari, ecco la ripida scala che conduceva nella galleria











Le lapidi a ricordo della tragedia della Galleria delle Grazie
(foto di Antonio Figari)

Nel video che trovate qui sotto al minuto 2:03 si vedono i due tronchi della galleria delle Grazie.





6.3 Il rifugio antiareo e centro operativo dei Vigili del Fuoco in Via della Marina

In Via della Marina è ancora oggi visibile, incastonato nelle Mura all'altezza dell'Oratorio di Sant'Antonio, un piccolo varco chiuso da un cancello di ferro.
Quello che a prima vista può sembrare un insignificante ingresso per entrare in un magazzino, nasconde in realtà un'interessante storia legata alla Seconda Guerra Mondiale: vi era infatti qui dentro il rifugio antiaereo dei Vigili del Fuoco che fungeva anche quale centro operativo durante i bombardamenti.
Come molti di Voi ricorderanno infatti, proprio qui davanti vi era la Caserma dei Vigili del Fuoco, che aveva sede in quello che un tempo  fu l'Albergo Popolare: il rifugio, a due passi da essa, consentiva quindi di continuare ad operare anche sotto il fuoco nemico. 
Il rifugio era dotato di doppie linee telefoniche per la massima velocità di intervento e apparati microfonici esterni per non rimanere isolati.
Esso fu anche ricovero dei tanti abitanti del quartiere e fu collegato alla Galleria delle Grazie (di cui Vi parlo al paragrafo 5 di questa pagina) per renderlo più capiente e poter ospitar più persone posssibile con il minor disagio. 
 


6.4 Il rifugio antiaereo del Comando dei Vigili del Fuoco presso l'Albergo dei Poveri

Lungo la strada che da Corso Dogali conduce al retro dell'Albergo dei Poveri e a quelle che un tempo furono le serre comunali, si può notare sulla sinistra, quasi nascosta dalla vegetazione, una porta murata: essa era l'ingresso di un rifugio antiaereo utilizzato dal Comando dei Vigili del Fuoco.


6.5 Il rifugio antiaereo in Via Brigata Liguria

Vi è un'altro luogo sotterraneo purtroppo non visibile, benché non vi siano particolari rischi per il turista comune non avvezzo alla speleologia: stiamo parlando del rifugio antiaereo in Via Brigata Liguria, il cui ingresso si trova alla destra del Liceo Classico D'Oria, sotto la scalinata che porta in Via Banderali.
L'interno presenta già le prime formazioni di stalattiti, le "canule", e le perle di grotta, le "pisoliti", formati dalla solidificazione dei granelli di sabbia i quali formano tanti piccoli cerchi che si sovrappongono.
All'esterno, sopra l'ingresso sono ancora intatte e visibili le grosse bocche dalle quali entrava l'aria per il rifugio.
Purtroppo l'amministrazione cittadina non sembra interessata a questo come agli altri luoghi sotterranei cittadini e la sua visita rimane una chimera.


Il rifugio in costruzione

Il rifugio in costruzione

Il rifugio di Via Brigata Liguria oggi
(foto di G.M.N.)




6.6 Il Rifugio A.A. SIAC - cittadella sotterranea di Campi









Il viaggio nella Genova sotterranea non è finito...

(continua...)


© RIPRODUZIONE RISERVATA


63 commenti:

  1. ...non sapevo ci fossero tutti questi scheletri sotto l'Acquasola... Genova nasconde storie incredibili! Complimenti per il tuo sito! E' bellissimo!

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    1. eh sì la nostra città ha in sé anche una città alla rovescia tutta da scoprire!

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  2. ho scoperto il tuo sito per caso, come spesso accade su internet e ti faccio i complimenti. Me lo gusterò poco alla volta, come si fa con le cose buone ;)
    mauro

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  3. Ciao. Esistono passaggi sotterranei anche a Pegli, appartenenti alla Villa Centurione-Doria e diretti verso il mare. Poche persone ne sono a conoscenza, bisognerebbe approfondire.

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    1. Ciao! Anche se esula dalle mie ricerche incentrate sui vicoli di Genova cercherò di approfondire questo argomento: mi incuriosiscono molto queste gallerie sotterranee sotto le ville della Superba.
      Se hai modo di approfondire scrivimi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com

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  4. La cosa curiosa è che la settimana scorsa sono stato a Palazzo del Principe per un convegno, e c'era la possibilità di fare un giro nel palazzo con tanto di guida, bhe a me della grotta dei giardini non ne ha parlato assolutamente nessuno.. allucinante.. grazie per avermela fatta conoscere.
    Davide Traverso

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    1. Io la vidi perchè una domenica speciale hanno deciso di aprirla ma purtroppo e' quasi sempre chiusa! Peccato perché è' stupenda! Lascia senza fiato!

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    2. Oggi sono passato davanti al palazzo del principe. Ormai è una malattia non capisco dove possa essere la grotta.
      Davide Traverso

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    3. La grotta si trova nei fondi di un palazzo oltre il taglio della ferrovia nei pressi di via Pagano Doria... se non sai dove si trova è impossibile individuarla!

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    4. Ah ecco io credevo nei giardini.. A voglia di cercarla
      Davide Traverso

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    5. no no.... è nei fondi di un palazzo....
      in via Don Vincenzo Minetti

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    6. Dai carabinieri
      Mai sentita, ora la cerco.
      Davide Traverso

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    7. come leggerai in questa pagina...è stato uno studioso convinto della sua esistenza a cercarla e a trovarla dopo molte ricerche.

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    8. Roba da matti...
      Una cosa del genere nn valorizzata, ma non solo, tenuta segreta a 2 passi dalle navi da crociera che portano turisti spaesati.
      Davide Traverso

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    9. pensa che era stata trasformata in cantina ..e una parte è distrutta a causa di ciò... come può uno non rendersi conto della bellezza del luogo e cercar di trasformarla e distruggerla non so!!!

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  5. ma siamo fulminati!!! abbiamo un patrimonio e non sappiamo valorizzarlo!!! MA COSA SI PUO' FARE?? Isabella

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    1. Se fossimo in una città "normale" son certo che la Grotta Doria sarebbe invasa da turisti provenienti da tutto il mondo e la sua fama si spanderebbe ai quattro angoli del pianeta.
      Invece purtroppo essa è quasi sconosciuta anche agli stessi genovesi!
      Che tristezza!

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  6. Io ho visitato il rifugio di Villetta Di Negro,in una rara, e forse unica, visita guidata di una decina di anni fa.Siamo entrati da una porticina nei giardini,verso Piazza Corvetto.Ci sono corridoi con panche di cemento laterali e camerate , al momento semiallagate con alcune brande arrugginite.Su qualche scaffale residuano ancora oggetti dimenticati dell'epoca (ricordo un paio di scarpe).In una camerata esistono ancora i gruppi elettrogeni a pedali ( biciclette a tubo unico senza ruote e collegate a delle dinamo).Sulle pareti si leggono sbiadite scritte dell'epoca perlopiù di servizio e ai soffitti residua l'impianto elettrico completamente corroso dall'umidità.Ci era anche stato detto che il rifugio non era del tutto visitabile data la pericolosità e l'allagamento.

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    1. Che invidia Pippo! Non sai cosa darei per poterla visitare anch'io ma purtroppo ho parlato con coloro che organizzarono la visita a cui tu partecipasti e mi hanno detto che il rifugio non è più visibile per motivi di sicurezza.
      E così cade nel dimenticatoio un piccolo pezzo della storia genovese.

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  7. Sempre a riguardo di sotterranei...se ti procuri una copia dell'ormai introvabile "Protostoria Italica", di Giulio Miscosi,testo indubbiamente un po' fantasioso, ma certamente colto ed interessante, si narra che ,durante gli scavi della galleria ferroviaria di Principe, fu trovata una tomba con scheletri di...giganti.Aperta all'aria le ossa si sbriciolarono... e non rimase più nulla..Chissà.....

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    1. Miscosi nel suo narrare racconta particolari "storici" molto interessanti anche se un romanzati!
      Grazie per il suggerimento Pippo!

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  8. Ma che meraviglia, queste grotte! Ma che vergogna non sapere neppure che ci sono! A chi ci si deve rivolgere per vederle? Alla TV han parlato delle gallerie dell'Acquasola perché gli scheletri fanno audience... e perché non ce le vedo folle di turisti con la voglia di vederle! Ma la grotta Doria...

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    1. Ciao Laila! La Grotta Doria viene aperta al pubblico raramente purtroppo.
      Per sapere quando è aperta devi rivolgerti alla segreteria di Palazzo del Principe.
      E' un vero peccato: se la gente la conoscesse son sicuro che ci sarebbe la fila per godere di tale bellezza.

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  9. Solo una comunicazione di servizio, i resti delle mura nei sotterranei del Ponte Monumentale non sono quelle del Barbarossa, ma quelle del Cinquecento. Per il resto, complimenti per il sito.

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    1. Ciao! Grazie per la tua comunicazione di servizio, ho subito provveduto a correggere quanto avevo scritto!

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  10. Anche io ho avuto la fortuna di visitare i cunicoli sotterranei di Villetta Di Negro, giusto 10, forse 15 anni fa. Ero un bambino ma ricordo nitidamente i dettagli che avete descritto. Quel giorno visitai anche un altro posto simile e forse altrettanto suggestivo. Erano delle vie sotterranee con ingresso da Villa Gruber. L'accesso a questi cunicoli avveniva attraverso un'entrata (non ricordo se una porticina o un tombino) situata nella parte superiore della Villa, dal piazzale sopra la doppia scalinata. Non riesco a trovare materiale in rete che arricchisca quanto vi sto dicendo. Di certo sarebbe interessante provare ad approfondire.

    Complimenti per il sito. Davvero interessante, soprattutto per chi ama questa città.

    Marco

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    1. Ciao Marco! Grazie per le Tue parole.
      Un giorno spero anche io di riuscire a visitare il bunker di Villetta di Negro, mi piacerebbe molto.
      Non sapevo ci fossero cunicoli sotto Villa Gruber, e dire che ci vado da quando sono bambino! Cercherò di approfondire. Se nelle tue ricerche trovi qualcosa o hai foto o ricordi di quella gita scrivimi a info@isegretideivicolidigenova.com .

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  11. Ciao,
    Oggi quali di questi posti si possono visitare? Si possono visitare anche da soli oppure ci sono persone che fanno visite guidate?
    Un amico vorrebbe visitare il sotterraneo dell acquasola, ma dubito che possa andarci da solo come crede. grazie

    marty

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    1. Ciao Marty! Purtroppo i cunicoli sotto l'Acquasola non sono visitabili così come gli altri bunker e rifugi antiaerei sparsi per Genova.
      E' invece visitabile la Grotta Doria rivolgendosi alla segreteria di Villa del Principe, così come visitabile è la grotta del Palazzo Balbi Senarega. Difficili da vedere invece le altre grotte ma con un pò di fortuna ci si riesce.

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  12. I miei più vivi complimenti, sono molto interessato all'argomento e sto anche ricercando, invano, dei testi o delle dispense. Grazie per il bel lavoro svolto

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    1. Ciao Antonio! Ti ringrazio per le Tue parole! Se trovi materiale su questi argomenti scrivimi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com . Te ne sarei molto grato.

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  13. Ciao! Complimenti per i tubi sforzi nel valorizzare agli occhi degli stessi genovesi, prima di tutto, le meraviglie nascoste di questa città. A volte mi sfiora il pensiero che una delle cose che mi fa tanto amare Genova sia proprio il suo "farsi gli affari propri".. Quei posti bellissima che solo tu conosci, che hai trovato per caso e che ti porterai sempre nel cuore sono una cosa favolosa. Però poi capisco quanto sia giusto che tutti ne possano godere, quindi ti ringrazio ancora.
    Approfitto per chiederti a quale contatto sia possibile prendere appuntamento per visitare il grottino Doria!
    Ciao!
    Francesco

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    1. Ciao Francesco! Grazie per le Tue parole. Sono felice che ti piaccia il mio sito. Genova nasconde bene i suoi tesori e le sue meraviglie: è bellissimo scoprirLe e ritengo giusto condividerle con tutti affinché le persone capiscano quanto è bella Genova e queste bellezze siano conosciute e un giorno, forse, valorizzate come meritano.
      Per visitare la Grotta Doria devi rivolgerti alla segreteria di Villa del Principe: se mi mandi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com ti scrivo la mail di colui che si occupa della grotta. Prossimamente organizzerò una visita guidata alla grotta, scrivimi una mail così ti racconto tutto.

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  14. Ho tentato in tutti i modi di avere il permesso per un servizio fotografico nella Genova sotterranea ma non sono mai riuscito ad ottenerlo.....sapreste indicarmi una soluzione a questo quesito? A chi posso appoggiarmi????
    Grazie mille!
    www.claudiopia.it

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    1. Ciao Claudio! Purtroppo i rifugi antiaerei, i cunicoli dell'Acquasola e l'interno del Ponte Monumentale non sono visitabili. Se un giorno riuscirò a vederli Ti scriverò.

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  15. Volevo chiedere una informazione.... ovvero se vi risulta che sotto via DiFrancia, probabilmente nella zona dell'elicoidale, giacerebbe un grande cimitero di auto d'epoca e vagoni ferroviari.

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    1. Non sono a conoscenza di questo cimitero "sui generis" ma mi informerò. Se troverò qualcosa lo scriverò in questa pagina.

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  16. Anni fa anche io ho avuto la possibilità di visitare i teschi della peste e di percorrere il lungo cunicolo che va verso carignano e verso corvetto. Ho avuto anche il piacere di addentrarmi anche dentro il ponte monumentale che è uno spettacolo da vedere. Essendo anche io appassionato del sottosuolo genovese ho girato la città abbastanza e ne ho trovato altri posti che non sono mai riuscito ad andare a visitare. Uno che mi piacerebbe e non so quanti ne siano a conoscenza si trova nei giardini che sono di fianco alla questura e che vanno lungo C.so Saffi. Si si costeggia la muraglia vi sono alcune aperture dove dentro si vede che ci sono degli stanze avrei anche forse individuato il possibile ingresso ma nonostante le mie segnalazioni nessuno si è mai mosso.

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    1. Ciao Diego! che invidia: non sai quanto vorrei addentrarmi nei cunicoli sotto l'Acquasola o nella pancia del Ponte Monumentale. Per quanto riguarda i cunicoli dei Giardini Coco in Corso Aurelio Saffi, se sei d'accordo, potremmo organizzare un giro così da documentare quanto troviamo e riportarlo in questa pagina del sito. Se ti va scrivimi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com così mi racconti anche gli altri posti del sottosuolo genovese che hai visitato.

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  17. Scendendo dall'Ospedale Galliera in direzione Piazza del Cavalletto in fondo al primo tratto della discesa prima della curva sotto l'arco c'è un cancello che chiude un ingresso molto grande. Ti risulta che sia l'accesso ad un rifugio antiaereo?

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    1. Sì, è l'ingresso di un rifugio antiaereo, un giorno ne parlerò in questa pagina.

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  18. Bellissimo sito! anni fa una persona anziana mi disse che da Via dei Giustiniani in un appartamento che aveva ristrutturato vi era un cunicolo segreto che sbucava molto lontano ( mi disse dove ma non ricordo) e che secondo lui era lungo circa 1 Km!

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    1. Anche a me hanno raccontato di un palazzo di Via dei Giustiniani, e pare non sia il solo nei vicoli, che cela ancora un passaggio segreto nelle cantine (pare fatto qualche secolo fa per permettere la fuga in caso di attacco dei nemici) ma le mie ricerche finora non hanno prodotto risultati. Se per caso Ti viene in mente qualcosa scrivimi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com . Te ne sarei molto grato!

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  19. Una volta ebbi a parlare con uno speleologo ,che mi raccontò come il Comune di Genova si avvalga talora anche di consulenze speleologiche per ricostruire il percorso di certe fognature e condotte sotterranee la cui complessità rasenta lo sconosciuto.Ho letto che ci sono torrenti ormai coperti ma ancora presenti a notevole profondità e di difficile esplorazione, come il Rio Noce ,sotto san Martino e Terralba.Ricordo da bambino il rio che, mediante un imbocco sinistro, penetrava da Valletta Puggia sotto Via Pisa per poi transitare sotto le piscine di Albaro a grande profondità e sbucare al Lido.Ora per fortuna hanno murato tutto.Qualcosa di analogo credo ci fosse sotto Valletta Cambiaso.

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    1. Caro Pippo, come sempre grazie per le Tue preziose informazioni! Oltre ai rivi zona Albaro e San Martino, so per certo di molti rivi incanalati sotto i vicoli che periodicamente vengono monitorati dagli speleologi autorizzati e spero un giorno di poter partecipare anche io a una di queste esplorazioni.

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  20. Ciao Antonio
    La visita guidata che hai organizzato ieri alla grotta Doria è stata bellissima! Che spettacolo!
    Non so dirti quanto Barbara ed io abbiamo apprezzato questa possibilità di visitarla e trovarla addirittura superiore alle aspettative! E' veramente incredibile che certe bellezze non siano minimamente valorizzate, ed addirittura siano sconosciute ai genovesi.
    Altrettanto interessante è stata la visita guidata al palazzo: un grazie di cuore alla guida che ha reso tutto ancora più piacevole facendoci osservare anche piccoli dettagli e particolari che di solito i libri non menzionano.
    Spero che il successo di questa visita guidata (eravamo davvero tanti!) in futuro ti spinga ad organizzare altre visite ad altre bellezze di Genova; sarò felicissima se mi terrai al corrente sul tuo blog e sarò lietissima di partecipare!
    Grazie ancora!
    Olga

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    1. Cara Olga, è stato bellissimo festeggiare le 100.000 visite di questo sito nella Grotta Doria. Un grazie speciale va a Palazzo del Principe che ci ha accolti e alle guide che hanno raccontato la storia di questo tesoro nascosto, quasi sconosciuto anche ai genovesi, e dello splendido Palazzo del Principe. E grazie a te e tutti coloro che hanno partecipato a questa festa!

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  21. Per aver organizzato la visita all'incredibile grotta Doria: GRAZIE.

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    1. Grazie a Te cara Laila e tutti coloro che con entusiasmo sono venuti alla Grotta Doria per festeggiare le 100.000 visite su questo sito in uno dei luoghi più affascinanti della Superba! E un grazie alle Guide di Palazzo del Principe che ci hanno illustrato questa meravigliosa grotta e il palazzo.

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  22. Bellissimo documento ben presentato:
    Tuttavia per visitare/vedere dal vivo qualcuno dei siti indicati a chi e dove rivolgersi??
    Grazie
    mauro.cabassi@gmail.com

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    1. Caro Mauro, alcuni luoghi che descrivo in questa pagina, come la Grotta Doria, sono visitabili su appuntamento, altri solo in determinati giorni dell'anno o per nulla visitabili: come vedrai leggendo questa pagina in ogni paragrafo specifico se il luogo che descrivo è visibile o no.
      Purtroppo non è facile addentrarsi nella Genova sotterranea!

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  23. bello mi piacerebbe poterlo copiare

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    1. Ciao! Se vuoi attingere da questo blog testi o immagini scrivimi una mail a info@isegretideivicolidigenova.com e sarò lieto di esserTi d'aiuto.

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  24. Qualcuno è a conoscenza di qualche giro organizzato nel centro storico ?

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  25. volevo chiederle se si sa più o meno quando potranno essere visibili al pubblico i resti dell'antico Anfiteatro sotto piazza delle Erbe. La ringrazio per il prezioso lavoro di ricerca che sta svolgendo
    Umberto

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  26. Molto tempo che cerco il modo di vedere questa citta' in modo tridimensionale.
    Molto molto bravo

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  27. Carissimo Antonio, mi permetto di salutarla così perché in un certo qual modo possiamo definirci "colleghi". Mi Chiamo Linda Maffei e sono una socia del Centro Universitario del Ponente con sede a Pegli. Presso questa associazione curo da diversi anni il corso "Genova Centro Storico" insegnando ai genovesi a scoprire le bellezze e i tesori sconosciuti e nascosti della nostra città. Mi piacerebbe tanto potermi incontrare con lei e perché no in un prossimo futuro poterla invitare a una delle mie lezioni. Sono sicura che i frequentatori ne sarebbero felicissimi. Resto in attesa di un suo cortese cenno di risposta e per sua comodità la mia e-mail è: chiavassa1@virgilio.it. La ringrazio molto per la sua cortese attenzione e le porgo cordiali saluti. Linda Maffei

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    1. Cara Linda,
      sarei felice di partecipare ad una delle sue lezioni e dare un mio contributo.
      Le scrivo subito una mail così ci organizziamo.

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  28. Signor Antonio buona sera, sono venuto a conoscenza del suo blog per puro caso, come tanti da quello che ho letto, è davvero vergognoso che si "faccia di tutto" per tenere nascoste queste meraviglie… la prego di farmi sapere se per caso riesce ad organizzare altre visite, ne sarei felice di partecipare, e complimenti per il suo bellissimo blog… di seguito la mia mail. Mirko.panda@gmail.com

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  29. Ancora grazie per queste meraviglie sconosciute ed insospettate. Peccato non siano visibili a tutti

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